CENTRO STUDI MANO

 


RIABILITAZIONE E CONFEZIONAMENTO TUTORI


La riabilitazione della mano, sia essa post traumatica, reumatologica, infiammatoria, degenerativa o malformativa, prevede un approccio "globale".

Chirurgo della mano, fisioterapista, ma anche pediatra, neuropsichiatria, reumatologo e paziente stesso devono lavorare in equipe.

Il paziente è partecipe per tutto il periodo del trattamento e primo responsabile del risultato finale.

Se riabilitazione e chirurgia hanno il medesimo obiettivo e cioè la ripresa funzionale della mano, allora possiamo dire che la riabilitazione inizia in sala operatoria.

Partendo dal presupposto che mezz’ora di fisioterapia quotidiana, seguita da ventitre ore e mezza di immobilità o movimenti scorretti non riesce ad ottimizzare i risultati, il compito del terapista è quello di istruire il paziente sulle modalità di esecuzione degli esercizi riabilitativi. Da questo presupposto nasce l’approccio didattico della riabilitazione: il paziente è trattato regolarmente, ed apprende il protocollo necessario affinché possa riabilitarsi anche nelle ore in cui non è in ospedale.

Altro cardine della riabilitazione è la precocità.

Tale precocità si manifesta con l’inizio della FKT (quando il tipo di patologia lo permette) in seconda giornata o con il cosiddetto "splinting intrachirurgico": si tratta di confezionare l’ortesi direttamente in sala operatoria, o, in ogni modo, poche ore dopo l’intervento chirurgico.

Ultima, ma forse più importante caratteristica della riabilitazione è il monitoraggio costante del paziente. Attraverso i controlli contemporanei fisioterapista/chirurgo, il paziente oltre alle medicazioni o visite effettuate dal chirurgo, ed oltre alle sedute fisioterapiche, è valutato periodicamente dal chirurgo e dal terapista insieme per chiarire dubbi o per decidere eventuali modifiche al protocollo.

Da qui la necessità che il rapporto tra chirurgo della mano e fisioterapista sia costante.


Lo splinting, tecnica riabilitativa che deve essere ulteriore strumento a disposizione del terapista, non va a sostituirsi alle tecniche classiche ma ne è naturale compendio.

Tale tecnica ha avuto, negli ultimi anni, un notevole sviluppo ed ha creato un certo interessamento un po’ da ogni branca riabilitativa.

Le ortesi hanno una funzione preventiva, correttiva o funzionale, ma possono anche essere utilizzate per "bloccare" temporaneamente un’articolazione per simulare un’artrodesi, oppure, ancora, per "saggiare" la disponibilità di un paziente verso l’intervento chirurgico e, soprattutto, verso l’impegnativo percorso riabilitativo.



 


 
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